Banche a rischio bail in? Cosa Significa!

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banche a Rischio Bail In cosa significa

Che cosa sono le banche a rischio bail in?

Per comprendere bene il concetto, dobbiamo specificare che bail in letteralmente significa salvataggio interno.

Si tratta a livello pratico di uno strumento che le autorità possono utilizzare per ridurre le azioni e alcuni crediti, in modo da assorbire le perdite a cui può andare incontro un istituto bancario.

Ecco perché le banche italiane a rischio bail in sono molto temute dai risparmiatori, i quali hanno paura che venga posta una riduzione del valore dei loro fondi.

Con il bail in banche a rischio l’obiettivo è quello di riuscire a ricapitalizzare la banca.

In questo modo proprio in seguito ad un’adeguata capitalizzazione si può mantenere la fiducia del mercato nei confronti della banca stessa.

Ma per capire meglio che cosa vuol dire banche a rischio bail in, possiamo fare una vera e propria lista di banche a rischio bail in, in modo che soprattutto i piccoli e medi risparmiatori possano orientarsi al meglio nella scelta della banca a cui affidare i loro risparmi, evitando così di correre inutili pericoli.

Per chi è il rischio

La questione delle banche a rischio bail in è molto dibattuta ormai da tempo.

Soprattutto il dibattito è aperto su chi veramente possa cogliere il rischio di ritrovarsi ad avere a che fare con l’esposizione ad un maggior pericolo.

Alcuni sono convinti che possano correre dei rischi ingenti anche i piccoli e medi risparmiatori che hanno deciso di aprire un conto corrente o un conto deposito presso un determinato istituto bancario.

In realtà tutto ciò è soltanto relativamente vero.

Infatti di solito il salvataggio interno di una banca disposto dalle autorità verte soprattutto sul valore delle azioni e delle obbligazioni.

Proprio per questo motivo non si può affermare con assoluta certezza che i correntisti di una banca a rischio possano perdere i loro fondi o una parte di essi.

Molto probabilmente più a rischio sono invece coloro che hanno comprato le azioni, il cui valore potrebbe diminuire proprio per l’operazione di salvataggio interno a cui vengono sottoposte le banche a rischio bail in.

Ma quali sono le banche a rischio bail in?

Vediamo di definire più precisamente il concetto, anche in riferimento ad alcune categorie più specifiche.

Le banche più esposte al rischio

In realtà non esiste una vera e propria lista di banche a rischio bail in da prendere come punto di riferimento in assoluto.

Ci sono però dei fattori che possono farci rendere conto meglio della situazione di una banca.

Fra questi elementi da prendere in considerazione, c’è, ad esempio, il commissariamento.

Che cosa vuol dire esattamente che una banca è posta sotto commissariamento?

Quest’ultimo di solito è una procedura compiuta da Bankitalia, la quale, in presenza di determinate condizioni economiche di una banca, designa un commissario esterno per gestire al meglio tutte le operazioni che riguardano la banca, i suoi debiti e i suoi crediti.

Lo scopo è quello di eliminare eventuali irregolarità, per fare in modo che la banca possa riprendersi.

Il fatto che una banca sia messa sotto commissariamento può essere un indizio che indica che si tratta di una banca a rischio bail in, anche se fra i due concetti non c’è una corrispondenza assoluta.

Volendo considerare gli ultimi dati a nostra disposizione, possiamo dire che ci sono alcune banche in Italia poste sotto commissariamento.

Si tratta dell’Istituto per il Credito Sportivo, della BCC di Cittanova e della Banca Sviluppo Economico Spa.

La prima comunque ha chiuso il commissariamento il 28 febbraio del 2018.

Ci sono poi altri fattori che possono essere presi in considerazione per definire le banche a rischio bail in.

Per esempio si possono chiamare in causa gli stress test dell’EBA, l’autorità dell’Unione Europea che ha il compito di vigilare sul mercato bancario di tutta l’Europa.

Gli ultimi stress test vedono in vantaggio alcune banche italiane e in particolare si tratta di Intesa Sanpaolo, Unicredit, UBI e Banco BPM.

Quali sono le banche sicure

Come può fare allora un risparmiatore a scegliere la banca più sicura per i propri risparmi, evitando così le banche a rischio bail in?

C’è un criterio in particolare che si può tenere in considerazione.

Si tratta del common equity tier 1, detto anche CET1.

Questo criterio è molto importante, perché indica che la banca può riuscire a sopportare maggiori perdite, senza per questo ritrovarsi in una situazione di crisi.

La Banca Centrale Europea ha stabilito che il minimo valore ammesso per quanto riguarda il CET1 corrisponde alla percentuale dell’8% per essere considerato positivo.

Di recente uno stress test dell’EBA è riuscito a riscontrare che la maggior parte delle banche italiane può essere considerata al riparo da situazioni pericolose.

Diamo per semplice informazione il valore che corrisponde al CET1 di alcuni importanti istituti bancari italiani.

Di certo alcuni esperti affermano che non può essere un valore da prendere in considerazione al 100%, ma il CET1 può dare già un’idea sulla situazione finanziaria di una banca:

  • Banca Generali 18,0%;
  • Fideuram 15,5%;
  • Intesa 13,7%;
  • Banco BPM 13,2%;
  • Unicredit 12,11%;
  • Credem 13,1%;
  • Fineco Bank 20,46%;
  • Mediolanum 20,2%;
  • Banca Sella 14,49%;
  • UBI 11,42%;
  • Carige 10,8%.

Il report Moody’s

Un altro report molto interessante, anche per capire eventuali rischi o solidità legate alle banche, è quello elaborato nel 2018 dall’agenzia di rating Moody’s.

Sono state messe sotto osservazione 12 banche italiane.

Si tratta in particolare di:

  • Intesa Sanpaolo;
  • Banca IMI;
  • Mediobanca;
  • Ca Cariparma;
  • Unicredit;
  • Cassa Depositi e Prestiti;
  • FCA Bank;
  • Credito Emiliano;
  • Cassa Centrale Raiffeisen;
  • Invitalia;
  • Banca Nazionale del Lavoro;
  • Banca del Mezzogiorno.

Il report emerso da Moody’s ha messo in luce che le banche sotto osservazione non hanno potuto operare in una situazione molto tranquilla a causa del fatto che l’Italia è stata sottoposta a numerosi rischi politici.

Tuttavia il report ha riscontrato che per questi istituti bancari il credito è migliorato rispetto al calo che si era verificato nei due anni precedenti.

Piuttosto rassicuranti sono state anche le previsioni per il futuro che il report ha avuto occasione di spiegare.

Secondo Moody’s infatti i crediti problematici sarebbero arrivati al di sotto dell’11% entro il 2018 e dovrebbero scendere ancora di più nel 2019, specialmente se si opera un confronto con quella percentuale del 18% di crediti in difficoltà che si era riscontrata nel 2015.

Redazione Contocorrente.net
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